31 Dicembre 2013

Oggi ritorniamo a Muscat. La prima tappa è una spiaggia, White Beach, lasciamo l'autostrada a Fins e prendiamo una sterrata che costeggia il mare. Ci fermiamo in un punto dal quale possiamo arrivare al limite della scogliera rocciosa che si affaccia sul mare. Ammiriamo le onde frangersi contro le rocce e per un attimo affiora una tartaruga diretta, forse, a Raz Al Jinz a deporre le uova !


Più avanti troviamo la spiaggia e ci rilassiamo un po', è il primo giorno dai ritmi tranquilli.

Seconda tappa Qahlat, è un sito archeologico, in teoria chiuso al pubblico, ma non è recintato. Si tratta di una importante città visitata da Marco Polo e da Ibn Battuta che è stata prima semi distrutta da un terremoto e poi definitivamente rasa al suola dai portoghesi nel 1508. Parcheggiamo e saliamo sulla collina, le rovine sono estese e non pare che ci sia stata molta attività di restauro tanto che per terra si trovano pezzettini di antiche ceramiche cinesi e persiane. Si vedono i resti di muri e qualche costruzione abbozzata ma l'unica cosa che rimane in piedi è il Mausoleo di Bibi Maryam (Maria) 


Quanto un violento terremoto distrusse la città il mausoleo rimase in piedi. Tutti credettero che Dio avesse detto agli angeli di proteggere il riposo eterno di Bibi Maryam
Omani Folk Tales, tradotta da Khalij


Il Mausoleo di Bibi Maryam
Proseguiamo il viaggio diretti al Cenote di Bimmah, il posto è abbastanza rovinato, tutto intorno è stato costruito un parco dall'aspetto un po' freddino e, per ragioni di sicurezza, tutto il cenote è stato circondato da un muro e, infine, per favorire la visita dei turisti una scala in cemento scende fino al bordo dell'acqua. Peccato perché il posto sarebbe splendido se avesse mantenuto un aspetto un po' più naturale

Il cenote di Bimmah
(Ho lasciato la scaletta nell'angolino senza ritagliarla).
Lungo la strada ci vediamo un ultimo forte, quello di Quryiat e poi siamo di nuovo a Muscat. Qui abbiamo una pessima idea, decidiamo di andare alla Hertz in città per recuperare i documenti del noleggio per portarli domani mattina all'aeroporto; iniziamo a girare lungo le arterie che attraversano la città che si allunga lungo la costa, la parte nuova è difficilmente percorribile senza indicazioni precise e ogni errore ci costringe ad andare verso l'uscita autostradale successiva; perdiamo la prima macchina nel traffico e poi (dopo avere avvistato la Hertz in direzione opposta) ci perdiamo pure noi. Poiché l'albergo è lo stesso del primo giorno decidiamo di andare li, segnaliamo la nostra decisione con un SMS e proviamo, ci perdiamo di nuovo ma questa volta con costrutto, siamo finiti a Qurum Heights il quartiere super figo di Muscat dove vediamo case bellissime e case enormi e appariscenti ma dove tutte le strade finiscono in un vicolo cieco! Torniamo sui nostri passi e finalmente siamo all'albergo.
Per cena torniamo al Marina Hotel perché le ore passate in macchina ci inducono a rinunciare ad un'altra uscita.
Agli Omaniti il nostro capodanno non interessa molto ma molto carini mentre noi brindiamo con la bottiglia di spumante portata dall'Italia ci augurano buon anno!


1 Gennaio 2014

Giornata di trasferimento, testeremo l'affidabilità di Oman Air per volare a Salalah nel Dhofar regione al Sud separata dal resto del paese da 1000km di deserto e famosa come Frankincense Land.

Il franchincenso (il cui nome fa riferimento alla sua preminenza come "vero" o "franco" incenso) è noto anche come olibano, termine che deriva dall'arabo al-lubán ("il latte"), un riferimento alla sostanza lattiginosa estratta dall'albero. Alcuni testi specificano che l'olibano si estrae dalla Boswellia serrata e presenta un caratteristico profumo agrumato ma a livello commerciale la distinzione è alquanto aleatoria. Sono disponibili diversi tipi di franchincenso a seconda della specie di pianta e dell'epoca di raccolta. (Wikipedia)

Volo confortevole, dal finestrino non si vede molto, il deserto appare come una grande distesa piatta.
Ci vengono a prendere con un bus e ci sistemiamo nelle nostre camere presso le Arabian See Villas, bella sistemazione con vista mare. Siamo a South Dahariz sobborgo della città ma sistemati su una splendida spiaggia. Tremo all'idea di cosa potrebbe accadere qui in pochi anni.
Una citazione la meritano le due persone che gestiscono questo posto, lui, di origini bedu, ha commerciato in incenso e in parte lo fa ancora e organizza viaggi nel deserto, lei, un'artista belga, ha un intensa attività di fotografa e scrittrice, potete conoscerla meglio su Facebook, Mia Dekeersmaeker, o sul suo sito, al'arba.

Passeggiamo sulla spiaggia fino ad una laguna posta dopo un palmento dove ammiriamo fenicotteri ed ibis. Ceniamo in un ristorantino sulla spiaggia dove ci cucina su una gran griglia.

La spiaggia a Salalah

2 Gennaio 2014

Oggi ci dirigiamo verso lo Yemen che non è troppo lontano ma non arriveremo vicini alla frontiera.
Prima di partire ci fermiamo poco lontano, lungo un palmeto per rifornirci per il pranzo

Frutta a km zero o meglio e metri zero !
Come prima tappa ci dirigiamo verso l'ipotetica tomba di Giobbe, Nabi Ayub in arabo (profeta Giobbe), a questo proposito è bene ricordarsi che della tradizione islamica fanno parte molte delle storie e dei personaggi dell'antico testamento (wikipedia); per chi si volesse rinfrescare la memoria su Giobbe e la sua pazienza può leggersi la sua storia sulla Bibbia o sul Quran.

La strada è bella, il paesaggio anche ma il sito non è granché. Dopo la visita riprendiamo la macchina e scendiamo verso la costa diretti a Mugshayl famosa per la spiaggia e le sue fontane naturali, ovvero dei fori nella roccia da cui spruzza l'acqua sotto la pressione delle onde che si frangono, ma non oggi ...  è una bella giornata e non spruzzano, ma per vederle ci può venire in aiuto YouTube 
La spiaggia di Mugshayl

La costa rocciosa

Proseguiamo, ora la strada si inerpica sulle montagne e come tante di queste strade Omanite è assolutamente spettacolare, mentre viaggiamo vediamo i prossimi tornanti che si attorcigliano sopra di noi. Saliamo e poi la strada continua in quota verso lo Yemen, passiamo un posto di blocco militare, siamo nel mezzo di nulla, nessun villaggio, niente e decidiamo di tornare indietro alla ricerca di una spiaggia.
Lasciamo la strada principale e prendiamo una sterrate scende lungo la parete rocciosa fino al mare, i dromedari pascolano tranquillamente, grandi e piccini; il grosso della mandria è vicino all'acqua. 

Dromedario
Arriviamo sulla spiaggia di Fizayah, bellissima, esploriamo con l'auto alcune calette e poi torniamo a quella che ci era piaciuto di più che condividiamo con un coppia di ungheresi con bambini.
La spiaggia è fantastica, l'acqua calda, e ci rilassiamo sulla spiaggia, accanto a delle rocce spettacolari che la separano da un'altra caletta e fra le roccene si forma delle tide pools piene di vita marina. Con le mani prendo due piccole aragoste e la bimba ungherese mi dice che in acqua ne ha vista una grossa.

Piccole aragoste sulla spiaggia
Le rocce
Credo che questa sia la spiaggia più bella che abbiamo visto chiusa alle spalle da una parete verticale di rocce, la sabbia bianca e la marea e le onde che formano disegni splendidi nella sabbia.


Cena ad un ristorante libanese il Baalbek

3 Gennaio 2104

Rubʿ al-Khālī (الربع الخالي)

Oggi andremo a cercare di vedere quello che non vedremo in questo viaggio, Rub' al-Khali (the Empty Quarter) questo immenso deserto lungo 1000km e largo 500km che si estende dall'Oman fin nel cuore della Arabia Saudita

The Empty Quarter
nonostante qualche ora di macchina ce ne facciamo una vaghissima idea poiché riusciamo a vedere solo la parte piatta, ma proprio piatta e senza confine, senza riuscire però ad arrivare alle sabbie (The Sands) dove ci sono delle dune altissime dai colori bellissimi. Rimane un sogno da realizzare in futuro, ovviamente si trovano foto su Google Images, filmati su YouTube ma non metto nessun link deve restare un sogno, un progetto.

A proposito di questo deserto c'è un libro merita una citazione, Arabian Sands di Wilfred Thesiger, viaggiatore inglese che fra il 1946 e il 1950 ha attraversato The Empty Quarter e nel libro ne fa una cronaca dettagliata, descrivendo con passione la vita e le tradizioni dei bedu che lo hanno accompagnato. Un breve documentario su di lui e su questo libro è stato prodotto da Journeyman Productions, ed inoltre, dal libro è stato anche tratto un film dallo stesso titolo diretto da Jean-Claude Luyat il cui trailer è su YouTube.

Partiamo da Salalah diretti a Nord sull'autostrada per Muscat il riferimento è Thumrait cittadina e posto di sosta lungo l'autostrada con stazioni di servizio e negozi dove comprare cibo e acqua, arrivati lungo al strada circa alla sua altezza ci fermiamo, una macchina deve fare benzina, mentre parliamo notiamo un cartello poco più avanti, riproduce il logo di una ben nota marca di benzina e una scritta "200", ci diciamo guarda a duecento metri c'è un distributore. Errore ! Il cartello dice 200km e in effetti su questi 1000km di deserto c'è una stazione di rifornimento ogni 200 km e noi ne avevo appena passata una. Torniamo indietro a fare il pieno e dopo non molto lasciamo l'autostrada per dirigerci verso Shisr che è forse l'antica e mitica Ubar. Non è affatto sicuro che sia così, Ubar, la città dalle mille colonne, è una città di cui parlano le leggende come una città favolosamente ricca grazie ai suoi commerci e che esisteva nel 3000 A.C. e che poi fu distrutta, negli anni 80. Partendo dalla foto fatte dallo shuttle fu ritrovato questo antico insediamento che qualcuno ha identificato con Ubar.

Shisr (Ubar ?)
Da qui prendiamo una sterrata sperando di arrivare a vedere le dune ma sono troppo lontane, forse avremmo dovuto prendere una qualche gita organizzata con guida Bedu per una due giorni/una notte nel deserto ma da soli così non è possibile. Giriamo e torniamo indietro verso l'autostrada

L'autostrada Muscat - Salalah
Sulla via del ritorno ci fermiamo Frankincense Park of Wadi Dawkah, il nome promette più del posto, ma vediamo un appezzamento di terreno coltivato con le piante da cui si estrae la resina/incenso, ne avevano viste altre nei giorni scorsi ma qui ci possiamo girare intorno

Albero da cui si trae l'incenso (Boswelia Sacra)
Rientrando ci facciamo lasciare al Museum of Frankincense Land che è all'interno del Parco Archeologico di Al Baleed dove si trovano gli scavi dell'antico porto di Zafar. Qui le cose sono molto diverse da altri posti, il sito è stato scavato ed organizzato da un team tedesco e quindi riconosciamo dei criteri di tipo occidentali nell'organizzare le cose; non c'è nulla di ricostruito ma il tentativo, scavando e rimettendo insieme delle colonne e dei muri, di dare un'idea della vecchia città medievale. Essa raggiunse il suo massimo splendore nel XIII secolo A.D. ma vi sono tracce di insediamenti molto più antichi che vanno indietro fino all'età del bronzo. Il sito è attraversabile tramite dei vialetti lungo i quali vediamo anche della auto elettriche ed è attraversato da un canale percorso da barche, insomma ad occhi chiusi potremmo essere ovunque. Complessivamente molto interessante.

I resti di un'antica moschea
Inizia a scendere il sole ed andiamo a visitare il Museo.  Siamo fortunati, troviamo aperta la Sala Marittima dove c'è un'esposizione della storia marittima dell'Oman e in particolare di questa regione, la sala è nuova appena terminata (due giorni fa era ancora chiusa) ; ci incuriosiscono vecchi  strumenti astronomici per la navigazione, la storie di alcune barche (quella che ha portato il primo omanita fino a New York in tre mesi di viaggio) è molte altre cose. Forse meno interessante la Sala delle Storia dove plastici e pannelli ci illustrano la storia di questo paese con grande abbondanza di particolari sugli ultimi 40 anni e sulle realizzazioni dell'attuale sultano.

A cena in un ristorante omanita per provare la cucina locale, il setting, seduti in terra su cuscini in un ambiente senza finestre e polveroso spaventa molti, provo un piatto della cucina omanita descritto sulla guida e decido che non ne valeva proprio la pena.

4 gennaio 2014

Siamo di nuovo in movimento, riprendiamo le macchine e oggi ci dirigiamo ad nord-est lungo la costa.
La prima sosta è a Taqah dove in cima ad una collina c'è un forte
Il forte di Taqah
(un altro dei molti che abbiamo visitato) e in basso, al centro del villaggio, un'altra bella costruzione fortificata che visitiamo e dove, all'interno, sono stati ricostruiti gli ambienti con il loro arredamento e sono stati ricostruiti anche un bel po' di muri ! Uscendo ammiriamo alcune belle case storiche che sono immerse fra le nuove costruzioni di questa piccola cittadina

Una casa di Taqah
Riprendiamo la macchina e la strada lascia la costa per risalire un po' verso la montagna, questa deviazione è certamente più interessante durante la stagione delle piogge perché dal costone roccioso ci dovrebbe essere una cascata che ora è in secco, ci fermiamo però lungo un fiume, ancora ricco di acqua, lungo il quale pascolano dei dromedari con alcuni piccoli che suscitano la nostra curiosità.

Un fiume vicino a Salalah
Il paesaggio è del tutto stupefacente ripensando a quanto abbiamo visto sino ad ora e alla poca acqua che c'è in questo paese, in effetti il monsone in Dhofar deve essere uno spettacolo particolare !

Riprendiamo le auto e scendiamo di nuovo lungo la costa per raggiungere Mirbat che, dal punto di vista architettonico, è forse uno dei villaggi più interessanti, non tanto per i (pochi) edifici restaurati, fra i quali il solito forte, quanto per le molte case antiche che vediamo passeggiando per i vicoli: molte sono in pessime condizioni ma alcune dovevano essere davvero belle.

Una casa di Mirbat
Dall'alto vediamo il vecchio porto dove sono attraccate molte barche omanite che ormai riconosciamo dalla loro forma caratteristica. Sono battelli da pesca che vengono ancora utilizzati e ci diciamo che dobbiamo passare di li prima di partire.
Sulle facciate alcune case notiamo disegnata, incisa l'immagine di una barca, forse erano case di pescatori e il disegno era di buon augurio.

Incisione di barca sul muro esterno di una casa
Andiamo al porto, è pomeriggio, le barche sono già rientrate da molto tempo e i pescatori finiscono di sistemare le ultime cose, non c'è molta attività ma vediamo le reti stese ad asciugare pronte per la prossima uscita,  il rientro la mattina presto deve essere affascinante. Qualche airone è appollaiato in attesa di qualche pesce ma temo che dovrà attendere fino a domani mattina.

Nel 1972 qui avvenne una delle battaglie più importanti della storia dell'Oman: la battaglia di Mirbat. La mattina del 19 luglio circa 300 guerriglieri appartenenti al "Fronte Popolare per la Liberazione dell'Oman" assediarono un avamposto controllato del 9 soldati del SA britannico e da una quarantina della "Royal Air Force Oman". La battaglia si concluse con la vittoria degli inglesi e degli omaniti e con la morte di circa 80 guerriglieri (Wiki). La battaglia non fu molto pubblicizzata perché le truppe inglesi sul territorio omanita non c'erano !!!

Il viaggio volge alle fine, iniziamo il rientro verso Salalah che segna un po' la fine di questo viaggio. Cerchiamo una spiaggia sulla quale rilassarci un po' ma non è facile, una è occupata da un enorme complesso alberghiero, giriamo per stradine sterrate lungo la costa. Troviamo una spiaggia, ma c'è un forte vento che ci impedisce di fermarci, alle fine troviamo un posto per goderci un po' di sole. Prima di rientrare un'altra sosta archeologica a Khor Rori, il posto è molto bello, un'antica città fortificata arroccata su una collina in un paesaggio splendido, ai nostri piedi un golfo o forse una laguna dato che il mare sembra separato da una stretta striscia di sabbia che unisce due contrafforti rocciosi che lo separano dal mare.

Khor Rori
Il posto è davvero affascinante, giriamo per queste strade circondati da case diroccate. Il sito è del primo secolo E.V. e la struttura della città fortificata è perfettamente riconoscibile ed è resa più affascinante dai raggi del sole che tramonta.

Il tramonto sulle rovine


Piantina della città di  Sumhuram a Khor Rori
La visita è finita dobbiamo rientrare e al parcheggio ci aspetta una sorpresa... una gomma forata. Per fortuna riusciamo a cambiarla e ritorniamo verso la città.

Ci attende la cena al Liyali Hadramout Restaurant, un ristorante yemenita ai margini del souk dove mangiamo bene una cena a base principalmente di carne accompagnata da questi grandi pani yemeniti 




5 gennaio 2014

Ci alziamo, salutiamo questo bel mare, la temperatura mite e il sole sulla pelle pensando all'inverno che ci attende in Italia, siamo un po' tristi e andiamo a riportare le macchine all'aeroporto di Salalah dove ci attende il volo che ci riporta a Muscat.

Dal finestrino guardo la costa e l'immenso deserto che ci separa dal nord del paese, quando ci avviciniamo a Muscat appare la catena rocciosa attraverso la quale abbiamo viaggiato i primi giorni


A Muscat lasciamo un po' di bagagli all'aeroporto per non portarceli dietro dato che ripartiamo questa notte stessa per l'Italia e abbiamo solo alcune ore da trascorrere qui, un bussino ci riporta al solito albergo di Mutrah dove abbiamo un po' di stanze per lasciare gli altri bagagli e rinfrescarci prima di ripartire. Con Antonella prendiamo un taxi e ci facciamo portare nella parte nuova della città, siamo in dubbio se farci lasciare ad uno shopping center o sul lungomare accanto a Qurum Heights. Il taxi ci lascia sulla Qurum Beach Road e noi passeggiamo lungo la spiaggia arrivando fino all'Opera House.

Qurum Beach Road
Camminiamo, camminiamo e sulla via del ritorno ci fermiamo in un bel bar con terrazza dove la massima attrazione è osservare le donne omanite. Ne vediamo sei arrivare in macchina e salire in terrazza, hanno il soprabito e il velo ma i tacchi alti, sotto (probabilmente) abiti eleganti, usano i loro cellulari e ordinano da bere e da fumare !


Rientriamo in albergo e andiamo a cena al solito posto per poi andare all'aeroporto.

La vacanza è finita

6 Gennaio 2014

ما شاء الله
Siamo tornati alle nostre case

Bibliografia

Atlantis of the Sands: The Search for the Lost City of Ubar 
Sir Ranulph Fiennes 

Questo è il racconto di Sir Ranulph Fiennes  di una ricerca durata  24 anni della città perduta di Ubar, la versione coranica di Sodoma e Gomorra nel deserto arabo. L'esistenza di Ubar è stata segnalata da molti viaggiatori nel corso dei secoli, tra cui Marco Polo, Ibn Batuta e Bertram Thomas. Dopo aver cercato il sito per molti anni, Sir Ranulph ha collaborato con un film-maker americano nel 1968 per rintracciare il luogo probabile. Un scavo completo è stato effettuato con il supporto di Sua Maestà il Sultano Qaboos dell'Oman nel villaggio beduino di Shisr.
(Tradotto dalla presentazione su Amazon)

In the Service of the Sultan: A first-hand account of the Dhofar Insurgency
Ian Gardiner

Mentre gli americani combattevano in Vietnam, una lotta di ancora maggiore importanza strategica stava avvenendo in Medio Oriente: il Sultanato dell'Oman fa da guardia all'ingresso del Golfo Persico, e quindi controlla il movimento del petrolio da quella regione. Nel 1960 e '70, i comunisti hanno cercato di controllare questa arteria e, se fossero riusciti, le conseguenze per l'Occidente e per il Medio Oriente sarebbero state disastrose - eppure, poche persone hanno mai sentito parlare di questo dramma geo-politico l' all'apice della Guerra fredda .

Al servizio del Sultano l'autore racconta, in prima persona, la storia in gran parte sconosciuta di un piccolo numero di ufficiali britannici che hanno condotto soldati musulmani in questa guerra anti- insurrezione che ha modellato Golfo di oggi. Dopo aver delineato il contesto storico, geografico e politico, il libro descrive l'azione militare in un ambiente rigido e montuoso, incluse le operazioni con forze irregolari e SAS , nonché l'azione in aria e in mare . Il libro dà una avvincente, commovente, divertente conto di tutti questi e dipinge un quadro potente e illuminante delle realtà della guerra .
(Tradotto dalla presentazione su Amazon)

Oman - The Islamic Democratic Tradition (Durham Modern Middle East and Islamic World Series) 
Hussein Ghubash 

Oman è l'erede di una tradizione politica unica, il Imama (imamato), e ha un posto speciale nel mondo arabo islamico. A partire dall'VIII secolo e per più di mille anni, la storia del Oman era essenzialmente una storia di un originale, minoranza, il movimento ibadita. Questo lungo periodo è stato caratterizzato dalla ricerca di una giusta Imama attraverso il modello ibadita dello Stato islamico.

Libro ben documentato di Hussein Ghubash accompagna il lettore in un viaggio storico attraverso la geografia , la politica e la cultura della regione, dal XVI secolo ai giorni nostri.L 'Oman ha legami di lunga data con l'Africa orientale così come coll'Europa, il primo contatto tra Oman e potenze imperialiste europee ha avuto luogo all'alba del 1500 con l'arrivo dei portoghesi, successivamente seguiti dagli olandesi, francesi e inglesi .

Persuasiva, approfondita e attingendo alla  teoria politica occidentale così come a quella islamica, questo libro analizza i diversi ruoli storiche e geopolitiche di questo paese strategico. Grazie alla sua tradizione millenaria, Oman gode di una cultura nazionale solida e una situazione socio - politica stabile. Oggi, si sta muovendo costantemente verso un futuro democratico .
(Tradotto dalla presentazione su Amazon)


The Road to Ubar: Finding the Atlantis of the Sands

Nicholas Clapp

Molti hanno cercato Ubar e fra gli altri anche Lawrence of Arabia. Poi negli anni 80, Nicholas Clapp, un documentarista ed archeologo dilettante, scoprì la leggenda della città perduta mentre poring studiava degli antichi manoscritti.
(tradotto da Google libri)

Arabian Sands
Wilfred Thesiger

Wilfred Thesiger era noto in Addis Ababa nel 1910 ed aveva poi studiato a Eton e Oxford. Sebbene British, era disgustato dalla mollezza e dalla rigidità della vita nel mondo occidentale, "the machines, the calling cards, the meticulously aligned streets, etc." Nello spirito di T.E. Lawrence, Thesiger passò cinque anni esplorando e vagando dei deserti dell's Arabia. Con vivide descrizioni e aneddoti colorati narra le sue storie, tra cui due attraversamenti dell'Empty Quarter, tra i popoli che non avevano mai visto un europeo e consideravano il loro dovere di uccidere gli infedeli cristiani.
(Tradotto dalla presentazione su Amazon)